Frumat Journal

L'UE propone il primo quadro normativo per i pellami bio-based mentre crescono le innovazioni nei tessuti vegetali e derivati da frutta

31 ottobre 2026

Mentre innovazioni come il pellame ricavato da mele e alternative in cellulosa batterica ampliano le opzioni per i consumatori, l'Europa rafforza l'etichettatura dei prodotti bio-based attraverso standard aggiornati. Le norme CEN/TC411 del Comitato Europeo di Normazione per i prodotti bio-based forniscono un quadro di riferimento, anche grazie a nuovi materiali che offrono texture lussuose senza componenti animali.

L'innovazione proviene da materiali vegetali e processi microbici, sostenuta da sforzi di standardizzazione per garantirne la credibilità.

L'approccio duale dell'UE ai materiali bio-based

La strategia europea sui materiali bio-based avanza su due fronti. I ricercatori sviluppano alternative al cuoio dagli scarti di frutta, dalla pianta di luffa e da cellulosa microbica. Contemporaneamente, l'iniziativa di standardizzazione CEN/TC411 lavora per allineare le dichiarazioni sui prodotti bio-based a criteri scientifici e di sostenibilità.

La Strategia Tessile ha attirato l'attenzione sulle startup che esplorano materiali come paglia e corteccia per tessitura avanzata. Processi come la scomposizione enzimatica stanno producendo fibre riutilizzabili di alta qualità, con innovatori in tutta Europa che adattano tecnologie microbiche.

Amira Erdémi dell'Università Tecnologica di Vienna contribuisce al progetto CircularBio, studiando metodi di lavorazione del pellame. I prossimi standard CEN/TC411 stabiliranno protocolli di test per misurare il contenuto bio-based nei prodotti non alimentari e forniranno linee guida sui benefici ambientali del passaggio a alternative bio-based.

Un precedente studio supportato da Edana stimava che sostituire materiali petrolchimici nelle calzature potrebbe riguardare 2,3 milioni di posti di lavoro europei. La quota di calzature europee realizzate con materiali naturali, incluso il cuoio, è scesa dal 60% nel 1990 al 30% nel 2018, riducendo la produzione potenziale di circa 90 milioni di paia all'anno. Una certificazione chiara è vista come cruciale per aiutare i consumatori a sostenere filiere sostenibili.